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Breve storia politica della Libia
(1911 -1967)
a cura di
Domenico Ernandes
L'insediamento italiano, tuttavia, si scontrò con una forte resistenza locale culminata, nel 1923, nella rivolta dei Senussi, una confraternita religiosa musulmana impegnata nell'opera di proselitismo verso i beduini delle aree desertiche della Cirenaica. La colonizzazione italiana dovette all'inizio fermarsi alle sole coste, e solamente nel 1930, dopo anni di un lento e cruento conflitto, le truppe coloniali ebbero ragione della resistenza libica catturando e giustiziandone il capo, Omar al-Mukhtar. Da allora furono migliaia gli italiani che si insediarono in Libia.
Nel 1930 l'Italia proclamò la fine delle ostilità belliche e la conquista definitiva su tutta la Libia. Sotto il governo italiano il territorio libico ottenne un soddisfacente periodo di sviluppo. Nel 1934 venne proclamato il Governatorato Generale della Libia e successivamente i cittadini africani potettero godere dello status di "cittadini italiani libici" con tutti i diritti che ne conseguirono.
Furono avviate
importanti opere
pubbliche che ebbero
un impatto rilevante
sul piano della
modernizzazione del
territorio come la
cosiddetta via
Balbia,
lunga
1.882 chilometri
e larga sette metri,
dal confine egiziano
a quello tunisino.
Sulla linea di
confine fra
Cirenaica e
Tripolitania
esisteva l'Arco dei Fileni, una mole
imponente a ricordo
e gloria di due
fratelli cartaginesi
che preferirono
farsi martirizzare
in quel luogo
piuttosto che cedere
al nemico.
Vale la pena
rievocare la
patriottica vicenda.
Per porre fine alle
lunghe ed estenuanti
contese di confine,
Cartagine e Cirene
decisero di
risolvere il
problema ricorrendo
a un confronto fra
quattro podisti, due
per parte. Dovevano
partire nello stesso
momento dalle due
città e correre in
direzioni contrarie.
Dove si fossero
incontrati sarebbe
stato tracciato il
confine. Poiché i
fratelli cartaginesi
erano riusciti a
percorrere un
tragitto più lungo,
furono accusati
dagli antagonisti di
essere partiti molto
prima del momento
concordato, e quindi
invitati ad
arretrare. L'accusa
era ingiusta e
pretestuosa, per
questo, forti delle
loro ragioni e del
vantaggio
conquistato per la
loro patria,
piuttosto che cedere
si lasciarono
seppellire vivi sul
posto, al centro del
deserto della Grande
Sirte. E su quel
luogo gli italiani
innalzarono l'Arco
dei Fileni, con in
cima la vistosa
riproduzione di un
verso di Orazio:
"Alme Sol, Possis
Nihil Urbe Roma
Visere Maius". Almo
Sole, Possa Tu Non
Vedere Nulla Più
Grande di Roma.
La preziosa arteria,
che risolse molti
problemi di
collegamento fra la
Tripolitania e la
Cirenaica, con un
balzo repentino
nella quantità di
merci
autotrasportate, fu
chiamata "Litoranea
Balbia", dal nome
del governatore,
Italo Balbo, che
l'aveva fortemente
voluta.
Con quella strada
ebbe inizio un nuovo
periodo di storia
per la Libia e per
tutta l'Africa del
Nord, che adesso
poteva giovarsi per
gli scambi
commerciali di quel
collegamento veloce
dall'Egitto alla
Tunisia, dove una
volta esistevano
soltanto brulle e
incerte piste per le
lente carovaniere.
Si voltava pagina,
ed erano ormai
lontani i tempi in
cui la Libia, come
l'avevamo trovata
ne11911, era davvero
e soltanto uno
"scatolone di
sabbia".
A partire dal 1920
si ebbe un
massiccio
insediamento di
famiglie italiane su
questo suolo
africano.
Nel
1943,
già
dalla fine della
dominazione italiana la Libia
si presentava come
un'area strategica
di fondamentale
importanza per il
controllo del
Mediterraneo
centrale ed
orientale.
Di questo si
accorsero subito gli
Inglesi, che
insediarono in Libia
un'amministrazione
militare (la British
Military
Administration) e
gli Americani, che
costruirono a est di
Tripoli una base
aerea (Wheelus
Field). Questa base,
prima di essere
confiscata
dall'Ottavo
Reggimento
Britannico nel
gennaio del 1943,
era stata
originariamente
costruita dall'Aereonatuica
Militare Italiana
nel 1923 ed era
allora conosciuta
come la Base Aerea
della
Mellaha
(che prese il nome
da un lago salato
della zona).
Nel 1945, alla fine della II Guerra mondiale, si prospettavano due possibili vie per la Libia. La prima era quella di trasformarla in un'Amministrazione fiduciaria delle tre province libiche: Tripolitania (Italia), Cirenaica (Gran Bretagna) e Fezzan (Francia). La seconda era la concessione dell'Indipendenza che era la soluzione preferita dagli Americani. Nel 1949 fu votata all'Assemblea generale dell'ONU una risoluzione per l'indipendenza della Libia entro il 1952, appoggiata soprattutto dagli Americani.
Il 24 Dicembre 1951 è il giorno dell'Indipendenza raggiunta dalla Libia e della proclamazione di Idris, Re della Libia. Nel periodo 1952-1954 viene firmato un trattato di alleanza militare anglo-libico. Questo trattato rimane una pietra angolare della politica estera libica nella visione di Re Idris, risolutamente filo-britannico e dell'allora primo ministro Muntasser. Venne anche siglato un accordo ventennale per l'affitto della Base aerea di Wheelus Field con gli Americani, verso cui il re e gli ambienti politici libici nutrivano una maggiore diffidenza.
Il triennio 1954-1957 vide la scena libica dominata da una figura di assoluta rilevanza: Mustafà Ben Halim, divenuto Primo Ministro nell'aprile del 1954 in seguito a una duplice crisi di Governo. Ben Halim si presenta subito come un grande innovatore. Le sue linee di azione si rivolgono verso un'affermazione della Libia nel Mondo arabo come Stato indipendente dalle potenze straniere e verso una ricerca di un ruolo autonomo della Libia nello scacchiere mondiale. Inoltre crede che la Libia deve ottenere più aiuti per emanciparsi il prima possibile. Ben Halim non esita a perseguire una politica spregiudicata per ottenere i suoi scopi tanto da usare URSS e Egitto come strumenti di ricatto verso le potenze occidentali. Infine facilita un suo avvicinamento agli Americani, potenza emergente nello scacchiere mediorientale e politicamente crea una maggiore tiepidezza verso la Gran Bretagna, considerata una potenza in declino. La politica di questo Primo Ministro è opportunistica e pendolare tra Mondo arabo e Occidente.
Si arriva cosi al 1956, anno della Crisi di Suez. La Libia è una postazione strategica di vitale importanza per gli anglo-americani nel Mediterraneo, grazie alle Basi militari di Wheelus Field (USA) ed El Adem (Gran Bretagna). Il banco di prova per l'efficacia della Libia come area strategica è la Crisi di Suez del 1956. La Libia dichiara che non accetterà che le basi straniere sul suo territorio vengano usate per attaccare uno Stato arabo fratello (Egitto). In seguito a questo atteggiamento la Gran Bretagna vede ridursi di molto i suoi interessi strategici in Libia, mentre gli USA riconoscono il valore strategico di Wheelus Field.
Già dal 1955, in seguito alla scoperta di pozzi di petrolio net Sahara algerino, ai confini con il Fezzan, si fecero delle ipotesi che accreditavano la Libia come Paese potenzialmente ricco di giacimenti petroliferi.
Fu proprio Mustafa Ben
Halim, il 19 giugno
del 1955, a varare la
prima legge
petrolifera libica,
sempre nel quadro di
una volontà di
emancipazione dagli
aiuti stranieri.
L'idea era che se ci
fosse stato petrolio nel
sottosuolo libico,
si doveva trovarlo e
sfruttarlo quanto
prima, per
accelerare i tempi
dello sviluppo del
Paese. Con questa
legge per prima cosa
si istituiva una commissione
petrolifera unica
allo scopo di
assegnare le
concessioni e si
suddivideva il
territorio libico in
quattro zone, a
seconda
dell'importanza
stimata delle
concessioni (si
privilegiavano le
zone costiere!).
Veniva concordata
la cifra delle royalties al 12
% , i profitti
in modo paritario:
50% e 50% e tariffe
per il mantenimento
delle concessioni
erano state studiate
per essere economiche
nei primi anni,
molto costose in
seguito (si passava
dalle 20 sterline
iniziali ogni 100
Kmq a 2.500 sterline
per lo stesso
territorio, dopo 15
anni).
L'ultima clausola
stimolava la
possibilità di nuove scoperte del
petrolio in tempi
rapidi tramite una
clausola: 5 anni -
riduzione al 75%
delle dimensioni
originali della
concessione; dopo 8
anni al 50%; dopo 10
anni al 33,3% nelle
zone I e II e al 25%
nelle zone III e IV.
Fu proprio quest'ultima clausola ad accelerare i lavori di trivellazione. Nel 1960, infatti, la maggior parte delle compagnie che si erano aggiudicate le concessioni nel giugno 1955 avrebbero dovuto restituire allo Stato libico il 25% del territorio loro concesso entro la prima metà del 1960.
Così, nel maggio 1959 la Standard Oil New Jersey comunicò al Dipartimento di Stato Americano la notizia della scoperta di un ricchissimo giacimento a Bir Zelten, nella Concessione n. 6, in Cirenaica. I funzionari del DOS commentarono così la scoperta: "Libya has hit the Jackpot".
Gli anni '60, oltre
alla questione del
petrolio, furono
importanti per la
Libia anche per
altri motivi, come la diffusione
della propaganda
nazionalista araba
di Nasser in Libia.
La comparsa sul
mercato libico delle
radioline a
transistor, sempre
più economiche,
favorisce la
diffusione capillare
dei mezzi di
propaganda:
attraverso Radio
Cairo, la voce di
Nasser entra in
tutte le case e i
suoi discorsi
arabo-nazionalisti
diventano popolari
anche in Libia.
Inoltre, aumenta la
scolarizzazione
delle nuove
generazioni libiche
e numerosi
insegnanti
provenienti
dall'Egitto
diffondono la
propaganda
nasseriana nelle
scuole.
Anche se in maniera
impercettibile
avviene il lento declino
della monarchia
libica. Re Idris,
anziano e senza
figli, designa come
suo successore il
figlio del fratello,
il principe Hasan
al-Rida. Agli inizi
degli anni '60, il
sovrano era ancora
l'arbitro assoluto
dei destini della
Libia e
rappresentava il più
prezioso alleato
degli Inglesi e,
anche se in misura
minore, degli
Americani. La visita
di Hasan a
Washington nel 1962
è indicativa della
volontà, da parte
delle Potenze
occidentali, di
riconoscere il
principe come futuro
interlocutore. Da
parte occidentale si
cerca di consolidare
la dinastia
senussita sul trono
libico. Il credito
della Monarchia nel
Paese, tuttavia,
andrà declinando
sempre di più, fino
a raggiungere il suo
livello più basso
nel 1967, dopo la
Guerra dei Sei
Giorni.
Nel maggio del 1960 viene fondato da Mohamed Murabet (Proprietario e Direttore Responsabile) un nuovo giornale quotidiano in lingua italiana "Il Giornale di Tripoli", con un formato di quattro pagine. Suo principale collaboratore è stato Vincenzo Rovecchio che vi ha lavorato costantemente dal 10 maggio 1960, giorno della sua fondazione, fino al 1970, anno dell'allontanamento degli italiani dalla Libia. Anch'io ho collaborato ad "Il Giornale di Tripoli", per circa nove mesi, nel periodo che va da metà giugno 1967 fino alle fine di marzo del 1968, occupandomi della pagina dedicata allo sport (la quarta ed ultima pagina). Ricordo alcuni dei nomi dei collaboratori e correttori di bozze di quel giornale nel periodo che io vi ho lavorato: Andrea Sammartano, Stefano Licata, Umberto Vaccarini, Felice Fortuna ed il professore Alosi.
Prima de "Il Giornale di Tripoli" esisteva a Tripoli un altro quotidiano in lingua italiana chiamato "Corriere di Tripoli". Tra i vari direttori di questa giornale ricordo alcuni nomi di prestigio: Renato Mieli (padre di Paolo Mieli, attuale Direttore del Corriere della Sera), Marcello Ortona e Gianni Massa, attuale direttore del Messaggero Sardo.
Dal 1963 qualcosa era cambiato all'interno della Libia e questo mutamento si rifletteva anche nelle relazioni con l'esterno. Il primo segnale di tale mutamento fu il discorso inaugurale dell'allora Primo Ministro Fekini, tenuto a Tripoli il 1 Aprile del 1963. Mohieddine Fekini si dichiarava apertamente solidale con la Grande Nazione Araba e, contemporaneamente, si poneva in polemica con le Potenze occidentali per la presenza delle basi sul territorio libico. Intanto veniva varata la nuova Costituzione, che trasformava la Libia da Regno Unito di Libia, inteso come unione di tre territori (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan) sotto un'unica corona, in Regno di Libia, ovvero uno Stato unitario, concepito per centralizzare la gestione delle risorse petrolifere, prima delegata alle autorità provinciali.
Nel gennaio del
1964, quando, in
seguito alla
violenta
repressione, da
parte della polizia
libica, di una
dimostrazione
studentesca in
favore dell'incontro
al vertice dei Paesi
arabi che si stava
svolgendo al Cairo,
si verificarono
tumulti e scontri
nelle principali
città libiche.
Durante la protesta
gli studenti avevano
non solo criticato
il Governo, ma
avevano anche
gridato slogan
contro la monarchia.
Spaventato dalla
reazione popolare,
il Re destituì il
primo ministro
Fekini e nominò al
suo posto il
conservatore Mahmud
Muntasser, che era già
stato alla
testa del Governo
libico dal 1951 al
1954.
Il 22 febbraio del
1964, il presidente
egiziano Nasser,
durante un discorso
all'Università del
Cairo dichiarò che
le basi straniere in
Libia costituivano
un pericolo per la
Libia stessa e per
l'intero Mondo
arabo, e chiese al
Governo libico di
adoperarsi per la
loro totale
liquidazione.
Dal punto di vista
della situazione
interna libica il
tempismo di Nasser
fu perfetto: il
nuovo Governo
Muntasser aveva
ereditato dal suo
predecessore una
situazione
esplosiva; in più lo
stesso Muntasser,
come negoziatore
rispettivamente nel
1953 e nel 1954 dei
trattati con la Gran
Bretagna e gli Stati
Uniti, rappresentava
un bersaglio
estremamente
vulnerabile per la
propaganda
nazionalista araba.
A ciò si aggiunse
l'intervista
rilasciata al
settimanale arabo
"Al Ahram"
dall'ambasciatore
libico al Cairo,
Taher Bakir, di
evidenti simpatie
filo-egiziane, che
volle chiarire la
tiepida reazione del
Governo Muntasser al
discorso del
presidente Nasser e
spiegare che era una
tattica per prendere
tempo con le Potenze
occidentali. In
realtà la Libia
voleva liberarsi
dall'ingombrante
presenza militare
straniera.
L'Ambasciatore, con la sua intervista, aveva scoperto le carte della politica libica, creando forte imbarazzo nel Governo e addirittura sconcerto a Corte. Le dichiarazioni di Taher Bakir furono quindi determinanti per la svolta del 16 marzo 1964, quando il Ministro degli Esteri Hussein Maziq, a nome del Governo libico, indirizzò una nota formale alle ambasciate inglese e americana in base alla quale si richiedeva l'apertura di negoziati ufficiali per la liquidazione delle basi militari dei due Paesi.
La reazione di re Idris all'evoluzione della vicenda delle basi fu molto drastica. Di fronte alla decisione governativa del 16 marzo di negoziare la fine degli accordi militari con gli anglo-americani e alle dichiarazioni dell'ambasciatore libico al Cairo del 26 febbraio che lo coinvolgevano, suo malgrado, nella svolta anti-occidentale della Libia, il sovrano decise di abdicare. Il gesto del re, però, nascondeva un estremo tentativo di capovolgere la situazione, costringendo il Governo a cambiare le sue scelte anti-occidentali. Del resto il Re non riteneva possibile l'esistenza stessa della monarchia senza l'appoggio delle truppe britanniche. Pertanto, con la minaccia dell'abdicazione, decise di giocare il tutto per tutto. Se fosse riuscito nel suo intento di convincere il Governo a fare marcia indietro nei negoziati con le Potenze occidentali, avrebbe consolidato la permanenza sul trono della dinastia senussita. Se avesse fallito, invece, l'abdicazione gli avrebbe permesso di uscire a testa alta da una situazione a dir poco pericolosa. La totale evacuazione delle truppe straniere, infatti, avrebbe lasciato mano libera agli Egiziani in Libia e la sua deposizione, per lasciare il posto a un governo di stampo nazionalista, sarebbe stata solo una questione di mesi.
La reazione dei Libici alla lettera di abdicazione del loro sovrano fu chiara e immediata. Appena la notizia fu resa nota, migliaia di persone da tutto il Paese affluirono al palazzo reale di Tobruk, dove una folla numerosa manifestò la sua lealtà a Re Idris e gli chiese con insistenza di rimanere sul trono e di continuare a guidare la Libia. Questa manifestazione di sostegno popolare tributata al sovrano gli dette la forza di imporre al Parlamento e al Governo una linea di negoziato con Stati Uniti e Gran Bretagna meno drastica del previsto. Il 20 aprile 1964, infatti, i negoziati sulle basi e la presenza militare in Libia si attestarono su posizioni di compromesso, mantenendo lo status quo. L'unica concessione da parte degli Occidentali sulla riduzione della loro presenza militare in Libia fu la decisione britannica di ritirare le proprie truppe dalla Tripolitania entro il 31 marzo 1966 e da Bengasi entro il 31 marzo 1967.
La crisi del 1964, dunque, fu particolarmente grave e le posizioni occidentali in Libia rischiarono veramente di essere compromesse in modo serio, ma, grazie all'intervento di re Idris, lo status quo fu mantenuto. Anche se le notizie ufficiali descrivevano Re Idris spesso in cattive condizioni di salute e scarsamente interessato alle questioni politiche, in realtà egli era meno ammalato di quanto volesse far credere. Inoltre aveva la tendenza, come era ormai ben noto, di lasciar precipitare le questioni politiche del suo Paese fino a quando non raggiungevano un livello critico, per poi risolverle con prontezza all'ultimo momento.
Nel corso di quell'anno, mentre i negoziati sulle basi procedevano, gli Inglesi e gli Americani si resero conto che il sovrano teneva ancora sotto controllo il Governo, dato che quest'ultimo seguiva in pieno tutte le sue direttive. Dopo la minaccia di abdicazione il Primo ministro riferiva al Re ogni settimana sull'andamento della politica libica e, in pratica la sua politica era quella del sovrano. La pressione nazionalista araba sui negoziati per le basi gradualmente si attenuò e il Re dichiarò in privato che era contrario a un ritiro totale. Il Governo libico accettò allora di rimandare la discussione sul ritiro delle truppe britanniche da Tobruk e alla fine dell'anno acconsentì alla richiesta formale del Re riguardo alla permanenza delle forze armate inglesi in Libia. Re Idris dunque, nonostante l'età avanzata, rimaneva ancora l'arbitro della politica interna e estera della Libia e manteneva eccellenti rapporti con le Potenze Occidentali, la cui presenza militare era nei suoi disegni un insostituibile punto d'appoggio per la monarchia.
La posizione di
forza di Re Idris
nel paese si
mantenne fino alla
Guerra dei Sei
Giorni del 1967, che
segnò una svolta
fondamentale per la
Libia.
Anche in Libia,
infatti, la campagna
propagandistica
lanciata da Nasser
contro Israele e i
suoi alleati trovò
terreno fertile
presso il popolo,
tradizionalmente
xenofobo, e presso
gli studenti,
condizionati dai
numerosi insegnanti
egiziani presenti
nel Paese e guidati
da agitatori
addestrati in
Egitto.
Mai come nel giugno
del 1967, infatti,
la politica
filo-occidentale di
Re Idris era
sembrata tanto
anacronistica, tanto
che il Governo
guidato da Hussein Maziq si vide
costretto da
sollecitazioni
giunte dall'Egitto e
da pressioni
popolari a
richiedere
nuovamente, come nel
marzo del 1964,
l'evacuazione delle
basi militari
anglo-americane
presenti sul
territorio libico.
La situazione fu
prontamente risolta
dallo stesso Re
Idris, che sostituì
il Primo ministro e
fece revocare dal
nuovo Governo la
richiesta di
smantellamento delle
basi.
La nomina alla fine
del 1967 di un nuovo
Primo Ministro,
nella persona del
giovane nazionalista
Bakkush, sembrò una
soluzione in grado
di conciliare gli
opposti interessi da
un lato del Re e
delle Potenze
occidentali, di cui
il nuovo premier
godeva la stima, e
dall'altro delle
giovani generazioni
libiche, di cui Bakkush esprimeva
l'anima più
moderata.
L'illusione fu però
di breve durata
soprattutto per gli
Anglo-Americani,
quando si resero
conto che, un anno
dopo il suo
insediamento, il
nuovo Primo Ministro
non aveva ottenuto
un sufficiente
plauso da parte
della popolazione e,
nel frattempo, aveva
perso anche la
fiducia del Sovrano,
che lo costrinse
alle dimissioni a
causa della sua
politica, giudicata
troppo riformista.
Le forze profonde,
che già operavano in
Libia dai tempi
della guerra
arabo-israeliana,
erano ormai pronte a
scatenare una
rivoluzione e
attendevano solo il
momento opportuno
per manifestarsi.
Siamo ormai alla vigilia del colpo di stato del colonnello Gheddafi.
Quella seguente è una lista di tutti i Primi Ministri libici dal 24 Dicembre 1951 ( giorno dell'Indipendenza libica) fino al 1 Settembre 1969 (del colpo di stato di Gheddafi) :
Mahmoud Al-Muntasser 1951-1954
Mohammed Assakizly 1954
Mustafa Ben Halim 1954-1957
Abdulmajeed Kaabar 1957-1960
Mohammed bin Othman Assaid 1960-1963
Mohieddine Fekini 1963-1964
Mahmoud Al-Muntasser 1964-1965
Hussain Maziq 1965-1967
Abdulkadir Badri 1967
Abdulhameed Al-Bakkush 1967-1968
Wanees
Al-Qaddafi
1968-1969
Bibliografia
Del Boca Angelo, Gheddafi, una sfida dal deserto, Bari, Laterza, 1998.
Del Boca Angelo, Italiani in Libia: dal fascismo a Gheddafi, Bari, Laterza, 1988.